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Negli ultimi due decenni si sono verificati importanti avanzamenti nell’economia ambientale che hanno portato ad una diffusione delle valutazioni empiriche dei costi esterni, a partire dai settori dell’energia e dei trasporti ed estensioni successive ad altri settori.

Ciò ha permesso il consolidamento delle metodologie di valutazione dei costi esterni, anche in chiave di semplificazione, attraverso valutazioni parametriche (cosiddetto “cost/benefit transfer approach”).

Questi avanzamenti, che sono entrati a far parte delle metodiche raccomandate a livello comunitario per l’esecuzione delle analisi costi-benefici dei progetti d’investimento, hanno notevolmente irrobustito la capacità dell’analisi costi-benefici di fornire informazioni di sintesi sull’utilità collettiva dei progetti d’investimento e, più in generale, delle attività d’impresa, permettendo di fondare l’analisi su un formidabile livello di sistematicità e di dettaglio, senza sostituire anzi integrandosi con le analisi ambientali classiche (studi di impatto ambientale, analisi ambientale strategica, etc.).

Le imprese maggiormente impegnate sui temi della responsabilità sociale, che già misurano sistematicamente le proprie performance ambientali utilizzando una serie di indicatori (più di cento, in molti casi), non dovrebbero trascurare di compiere un ulteriore passo, di “traduzione” dei fattori fisici d’impatto ambientale in valori economici di costo esterno, per disporre di una visione complessiva delle attività d’impresa, capace di integrare i benefici economico-sociali con quelli ambientali. In particolare, la valutazione dei costi esterni ambientali è importante perché:

  • offre un criterio di valutazione omogeneo per aggregare diversi ambiti di performance ambientale e, quindi, per migliorare l’informazione interna sull’esposizione alle esternalità ambientali e per supportare l’azienda nella prioritarizzazione degli interventi di miglioramento (sistema di gestione ambientale e programma d’azione);
  • permette di valorizzare anche in chiave economica i benefici ambientali e sociali di impianti e prodotti innovativi sotto il profilo ambientale (rapporto di sostenibilità);
  • permette di rapportare la produzione di esternalità con i flussi di ricchezza economica generata dall’impresa (esternalità prodotte per unità di valore aggiunto generato), chiudendo in questo modo il cerchio della valutazione economica dei benefici e dei costi per la collettività generati dall’impresa;
  • consente di effettuare confronti rispetto ad un benchmark settoriale (ed eventualmente anche rispetto ad altre imprese operanti nello stesso settore);
  • migliora l’informazione aziendale di confronto temporale delle prestazioni ambientali, riconducendola ad un indice complessivo di andamento della performance ambientale;
  • consente agli investitori e finanziatori, che valutano diverse alternative di investimento, di apprezzare il posizionamento ambientale dell’impresa

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ECBA project  propone alle imprese un programma di lavoro orientato alla misurazione economica del merito ambientale, che consentirà di:

  • iniziare a valutare in maniera unitaria (metro monetario) le performance ambientali di gruppo, venendo incontro alle richieste degli stakeholders più esigenti (es. finanza etica, consumatori responsabili, etc.)
  • rapportare la produzione di esternalità con i flussi di ricchezza economica generati dall’impresa (esternalità prodotte per unità di beneficio economico-sociale generato);
  • effettuare un confronto di intensità delle esternalità ambientali rispetto ad un benchmark settoriale;
  • valorizzare nella comunicazione esterna i benefici ambientali (costi esterni evitati) associati a determinate scelte d’investimento (produzione di elettricità da fonti rinnovabili, etc.)

Inoltre, ogni impresa può puntare a confrontare nel tempo le prestazioni ambientali delle attività di gruppo, riconducendole ad un indice complessivo, a valori concatenati ad un anno base,  di andamento delle esternalità e/o dei benefici economico-sociali generati dall’impresa. Questo permetterebbe, fra l’altro, di raffrontare gli investimenti e le spese ambientali con i risultati ottenuti e, per gli anni futuri, con i benefici attesi. 

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