Giovedì, 14 Aprile 2011 10:17

Impatti visivo-paesaggistici: perche è importante considerarli? perché è importante valutarli economicamente ?

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PAESAGGIO18

In passato, nelle valutazioni costi-benefici di progetti infrastrutturali, l’impatto che una determinata infrastruttura aveva sul territorio, da un punto di vista dell’intrusione visiva, era considerato solo all’interno di documenti tecnici (quali, ad esempio, la VIA), mentre nei documenti economico-sociali ci si limitava alla mera descrizione qualitativa dell’impatto. Ciò ha portato alla non corretta quantificazione dei costi esterni imputabili a determinate infrastrutture, con una serie di effetti, tra i quali:

  1. la difficoltà di determinare il valore economico del danno complessivo attribuibile a determinate infrastrutture;
  2. l’impossibilità di internalizzare tali effetti e di prevedere misure di compensazione monetaria;
  3. la difficoltà di gestire, senza adeguati strumenti, il dissenso;
  4. l’impossibilità di stabilire un messo chiaro tra la riduzione della fruibilità turistica di determinate area e la realizzazione dell’opera.

La stima monetaria dell’impatto paesaggistico di un’opera permette di valutare meglio l’efficacia delle misure di mitigazione previste e di riconoscere il giusto valore al “territorio” che subisce il danno, internalizzando tali costi all’interno del piano degli investimenti.

Facciamo un semplice esempio: il tasso interno di rendimento degli impianti fotovoltaici è stato, nel corso del 2010, sempre a due cifre, toccando percentuali vicine al 15%. Ma il tasso interno di rendimento economico misura la redditività dell’operatore privato, non certo la convenienza per la collettività (misurata, invece, dagli indicatori di convenienza economico-sociale ed ambientale) che, nel caso degli impianti di potenza realizzati in aree ad elevata vocazione turistica, rischi di risultarne pesantemente negativa. Ciò che manca è un approccio integrato alla valutazione, in cui accanto alla redditività del soggetto privato proponente si valuti anche il danno potenziale subito dalla collettività, che potrebbe essere meglio mitigato proprio conoscendone il valore complessivo e che potrebbe trovare un giusto ristoro – in termini di compensazioni monetarie – anche a costo di ridurre la convenienza economica per il proponente del progetto stesso.

L’introduzione di un meccanismo di valutazione razionale – come l’analisi costi-benefici allargata - che metta in relazione la redditività generata dagli impianti e gli effetti economici positivi generati dalle infrastrutture da fonti rinnovabili con il danno economico (visivo-paesaggistico, consumo di suolo, riduzione del flusso turistico verso l’area, etc) subito dalla collettività (soggetti pubblici e privati), sinora troppo spesso trascurato, potrebbe costituire un importante fattore di riduzione della speculazione. Questo è uno dei motivi che ha portato, sempre di più, alla nascita di comitati spontanei che si oppongono alla creazioni di centrali eoliche o alla realizzazione di impianti fotovoltaici a terra.

E voi cosa ne pensate: è giusto continuare a promuovere senza i necessari distinguo gli impianti a fonti rinnovabili o è meglio iniziare a valutare gli impatti in maniera accurata, regolamentando i criteri di compensazione economica dei soggetti impattati?

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Letto 3043 volte Ultima modifica il Mercoledì, 20 Gennaio 2016 10:52

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