Venerdì, 01 Marzo 2013 18:21

L’analisi costi benefici è diventata obbligatoria per le opere pubbliche In evidenza

Scritto da 
Vota questo articolo
(7 Voti)

GAZZETTAUFFICIALE18

Il DPCM 3 agosto 2012  ha introdotto una riforma fondamentale per utilizzare al meglio le risorse pubbliche e per evitare i classici abusi della cattiva politica: da oggi solo i progetti attentamente valutati mediante l’analisi costi-benefici e che dimostrino, mediante tali analisi, la loro convenienza per la collettività e la loro sostenibilità sociale ed ambientale, potranno essere finanziati con le risorse statali, che sono poi le risorse provenienti dalle nostre tasche.

Ecba Project saluta questa riforma, che ritiene fondamentale, auspicando che questo obbligo di legge non sia interpretato come un nuovo vincolo burocratico ma come una grande opportunità di risparmiare ed utilizzare al meglio, nell’interesse collettivo, le scarse risorse pubbliche disponibili.

Ma andiamo con ordine, ricostruendo i provvedimenti varati nell’ultimo anno.

L’articolo 30, commi 8 e 9, lettere a), b), c) e d), della L. 31 dicembre 2009, n. 196 – Finanziaria 2010 - aveva delegato il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi, al fine di garantire la razionalizzazione, la trasparenza, l'efficienza e l'efficacia delle procedure di spesa relative ai finanziamenti in conto capitale destinati alla realizzazione di opere pubbliche.

Nel 2011 è stato emanato Il Dlgs 228/2011, che costituisce attuazione del disposto della Finanziaria 2010 visto in precedenza, e che introduce sostanziali novità; in particolare, l’art. 2 del Dlgs 228/2011 prevede che “al fine di migliorare la qualità della programmazione e ottimizzare il riparto delle risorse di bilancio, ogni Ministero, nel rispetto delle procedure di valutazione d'impatto ambientale previste dalla normativa comunitaria, predispone un Documento pluriennale di pianificazione. Tale Documento, redatto con cadenza triennale secondo lo schema-tipo e in conformità alle linee guida di cui all’articolo 8 del Dlgs 228, si compone di tre sezioni:

  • la Prima Sezione contiene l'analisi ex ante dei fabbisogni infrastrutturali;
  • la Seconda Sezione illustra la metodologia e le risultanze della procedura di valutazione e di selezione delle opere da realizzare e individua le priorità di intervento;
  • la Terza Sezione definisce i criteri per le valutazioni ex post degli interventi individuati e sintetizza gli esiti delle valutazioni ex post già effettuate”.

In termini diversi, in base alle prescrizioni del Dlgs 228/2011, i Ministeri sono tenuti a svolgere le attività di valutazione ex ante ed ex post per le opere pubbliche e di pubblica utilità a valere sulle risorse iscritte negli stati di previsione dei singoli Ministeri, ovvero oggetto di trasferimento da parte degli stessi a favore di soggetti attuatori, pubblici o privati, in forza di specifica delega, ovvero anche per le opere pubbliche che prevedono emissione di garanzie a carico dello Stato.

L’art. 8, comma 3 del Dlgs 228/2011 prevede, poi, che “al fine di garantire la predisposizione da parte dei Ministeri di linee guida standardizzate, il Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, definisce, con proprio decreto, un modello di riferimento per la redazione da parte dei Ministeri delle linee guida”.

Con l’emanazione del DPCM 3 agosto 2012 (d'ora in poi, il DPCM) dal Titolo “Attuazione dell'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 228 in materia di linee guida per la valutazione degli investimenti relativi ad opere pubbliche e del Documento pluriennale di pianificazione degli investimenti in opere pubbliche” si è chiuso il cerchio, in quanto è stato definito il modello di riferimento per la redazione, da parte dei Ministeri, di linee guida standardizzate relative:

  1. alla valutazione ex ante dei fabbisogni infrastrutturali;
  2. alla valutazione ex ante ed ex post dei progetti di investimento infrastrutturali.

 Il DPCM ha delineato, in maniera coraggiosa, il “Framework di riferimento” che i singoli ministeri dovranno adottare per la redazione delle linee guida di valutazione per le opere pubbliche di propria competenza da inserire nei propri documenti di programmazione.

Fra le diverse metodologie disponibili, il DPCM effettua una scelta precisa a favore dell’analisi costi-benefici. Nel testo, infatti, si legge che “L'analisi costi-benefici è utilizzata come principale metodologia per la valutazione degli investimenti pubblici proposti e realizzati dalle amministrazioni centrali dello Stato”. Non si limita, però, ad enunciare un principio o una modalità di valutazione, ma va oltre, lì dove prevede che “I Ministeri garantiscono che soltanto progetti valutati e approvati saranno selezionati per essere finanziati con le risorse di bilancio”. Infine, è previsto che I progetti non finanziati per mancanza di disponibilità finanziarie saranno identificati e classificati in un apposito inventario dei progetti favorevolmente valutati con un ranking che ne rappresenta la priorità di accesso a futuri finanziamenti”.

Le scelte effettuate dal DPCM sono importanti e, in un certo senso, innovative per le modalità decisionali tipiche della politica, almeno per tre motivi:

  1. i ministeri inseriranno nei loro documenti programmatici solo le opere che sono state preventivamente valutate in chiave economico-sociale (valutazione ex ante); infatti, la valutazione ex ante delle singole opere è “l'attività di valutazione effettuata, di regola, attraverso tecniche proprie dell'analisi costi-benefici, finalizzata ad individuare le soluzioni progettuali ottimali per il raggiungimento degli obiettivi identificati nella valutazione dei fabbisogni infrastrutturali”. In questo modo viene sancita la necessità di valutare le opere pubbliche da un punto di vista del benessere collettivo, e non solo privatistico. Saranno proposte per la finanziabilità le opere che arrecano la maggiore utilità economico-sociale. Questo dovrebbe evitare che le opere da realizzare vengano selezionate sulla base di “meccanismi decisionali irrazionali”;
  2. la procedura valutativa introdotta è trasparente e verificabile, in quanto basata su linee guida e procedure di calcolo definite dalla Pubblica Amministrazione;
  3. le valutazioni ex ante hanno l’obiettivo di definire un criterio ordinamentale, nel senso che le opere dovranno essere realizzate secondo una priorità che ne rispecchi il grado di convenienza economico-sociale. In una situazione di risorse scarse, dovrà essere attribuita priorità realizzativa alle opere pubbliche che presentino maggiori livelli di utilità economico-sociale. Questo eviterà che progetti non supportati da un evidenza scientifica di convenienza dal punto di vista della collettività possano essere sviluppati e realizzati.

In tale contesto, il DPCM trasforma, in  maniera ottimale, le enunciazioni di principio contenute nella legge 31 dicembre 2009, n. 196 (trasparenza, efficienza ed efficacia della spesa) in processi valutativi puntuali e definiti, finalizzati alla razionalizzazione (e all’ottimizzazione) della spesa pubblica per investimenti.

Per evitare possibili annacquamenti interpretativi, il DPCM chiarisce una volta per tutti che l’analisi costi benefici è una procedura quantitativa complessa cheprevede, tramite opportuni indicatori, l'analisi dei principali effetti del progetto, e, ai fini del calcolo degli indicatori sintetici finali di redditività sociale, la relativa traduzione in valori monetari”(…)“Gli indicatori finali dell'analisi economica sono il valore attuale netto, il tasso interno di rendimento e il rapporto benefici/costi, i quali sintetizzano e aggregano tutte le misure adottate in sede di calcolo dei benefici per misurare l'impatto del progetto, confrontandolo al tempo stesso con i costi sostenuti”. In altri termini, l’analisi costi benefici non può limitarsi a una generica valutazione qualitativa dei benefici economico-sociali – come spesso avveniva in passato - ma deve procedere ad una quantificazione monetaria dei benefici per la collettività, proceduralmente strutturata e opportunamente integrata sia con l’analisi della domanda e dell’offerta sia con l’analisi economico-finanziaria del progetto, che sono fasi di valutazione progettuale necessariamente antecedenti.

Va sottolineato che l’obbligo di effettuare l’analisi costi-benefici è sostanzialmente indipendente dalla dimensione delle opere, ferme restando le seguenti forme di flessibilità e specifiche per classi dimensionali previste dal testo:

  • per le nuove opere puntuali di piccola dimensione, inferiori ai 10 milioni di euro, privi di introiti tariffari, si può procedere a predisporre studi di fattibilità semplificati, che attraverso un'attenta analisi della domanda, dei costi e dei principali benefici permettano di dimostrare sinteticamente l'utilità, l'efficienza e l'efficacia degli interventi. In tale fattispecie, quindi, l’enfasi dovrà essere posta direttamente sulla valutazione costi-benefici;
  • per le opere, senza introiti tariffari, superiori ai 10 milioni di euro, si richiede:
  1. lo studio di fattibilità;
  2. l'analisi costi-benefici;
  3. l'analisi dei rischi.

  In tale fattispecie, l’analisi costi-benefici, secondo i dettami del DPCM, dovrebbe rappresentare un documento a sé stante, con un forte grado di   approfondimento valutativo.

  • per le opere di qualsiasi dimensione, per le quali è prevista una tariffazione del servizio, occorre una redazione esaustiva degli studi di fattibilità in vista di un ampio utilizzo sia dell'analisi finanziaria con specifico riferimento ai piani finanziari (flussi di cassa), sia dell'analisi economica con il confronto di costi e benefici, già prevista per altre fattispecie.

I tutte e tre le fattispecie precedenti, quindi, emerge la centralità dell’analisi costi-benefici in chiave economica, sociale ed ambientale.

L’iter di progettazione delle opere pubbliche viene ora sottoposto a un’analisi economica, di tipo specialistico, finalizzata a migliorare la qualità delle decisioni pubbliche, che i progettisti, gli studi e le società di ingegneria e gli studi di architettura, impegnati negli studi di fattibilità, dovranno necessariamente integrare nella documentazione progettuale.

____________________________________________________________

Visita il nostro sito web: www.ecbaproject.eu

Sfoglia la nostra presentazione aziendale.

coverbrochure1

Per tenerti informato sui nostri studi e sulle nostre ricerche, seguici su Linkedin.

linkedin_company_pages_3

linkedin_group_4

Seguici su Google plus.

googleplus

Partecipa ai nostri sondaggi.

torta2

Letto 14099 volte Ultima modifica il Giovedì, 21 Gennaio 2016 19:16
ECBA Project

Analisi costi benefici di progetti e politiche di investimento

Sito web: www.ecbaproject.eu

Lascia un commento

Make sure you enter the (*) required information where indicated.
Basic HTML code is allowed.