Domenica, 02 Dicembre 2012 15:16

Dieci domande sull'analisi costi-benefici In evidenza

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Dieci domande e dieci risposte sull'analisi costi benefici.

1) Cos'è e a cosa serve l’analisi costi-benefici?

L’analisi costi-benefici viene utilizzata per misurare la ricchezza creata dalla realizzazione di uno specifico intervento in un certo ambito sociale. Attraverso il calcolo dei benefici e costi, interni ed esterni (questi ultimi di natura diretta, indiretta e indotta) del progetto, si cerca di stimare se, nei confini spazio-temporali dell’analisi, quel progetto crea valore sociale o, al contrario, lo brucia

2) Qual è la finalità dell’analisi costi-benefici?

Obiettivo dell’analisi costi-benefici, come detto anche in precedenza, è quello di valutare se la realizzazione della specifica opera/infrastruttura crea valore per la collettività. Sotto questo punto di vista, in una situazione di scarse risorse finanziarie pubbliche da destinare alla realizzazione di investimenti infrastrutturali, l’ACB ha il compito fondamentale di individuare quali interventi (o quali alternative di progetto, o ancora, quali varianti progettuali) presentano migliori profili di utilità economica, sociale ed ambientale, orientando la spesa verso gli interventi che presentino le caratteristiche di ottimalità economico-sociale. In tal senso, l’ACB riesce sicuramente a migliorare l’efficacia della spesa pubblica nazionale, regionale e locale (public expenditure).

3) Qual è la differenza tra analisi finanziaria e analisi costi-benefici?

Spesso si confonde l’analisi finanziaria con l’analisi costi-benefici. In realtà, pur essendo una consequenziale all’altra, esse si differenziano, in sintesi, per la finalità specifica di analisi; la prima – AF – mira ad accertare se un progetto crea valore per l’investitore, mentre la seconda – ACB – ha l’obiettivo di definire se un progetto specifico crea valore per la collettività.

4) L’analisi costi-benefici è obbligatoria?

Lo è certamente per le opere pubbliche. L’art. 14 del DPR 2007/2010, regolamento attuativo del Dlgs 163/2006 (Codice degli Contratti Pubblici), prevede che lo Studio di Fattibilità, passaggio progettuale essenziale di qualsiasi opera pubblica, debba contenere, fra i vari approfondimenti richiesti, oltre all’analisi di fattibilità finanziaria (costi e ricavi), “l’analisi della fattibilità economica e sociale (analisi costi–benefici)”.

5) Perché l’analisi costi-benefici è comunque consigliata anche nella progettazione di investimenti privati?

Perché solo attraverso un’analisi costi-benefici preventiva del progetto, delle singole alternative progettuali e delle micro-varianti di progetto, è possibile individuare qual è il progetto preliminare, e poi definitivo ed esecutivo, che riduce al minimo i costi per la collettività e massimizza le voci di beneficio, fornendo in questo modo un’informazione utile per tutti gli stakeholder (proponente, enti responsabili delle autorizzazioni e parti lese e parti beneficiarie) nel prendere le decisioni più opportune ai fini del completamento e concreta attuazione del progetto.

Inoltre, anche qualora si decidesse si realizzare l’intervento infrastrutturale utilizzando forme di Partenariato Pubblico Privato (PPP) e di Project Financing (PF), l’aver valutato l’opera/intervento oltre che con l’analisi finanziaria anche con l’analisi costi-benefici fornirebbe al soggetto privato indicazioni circa la bontà progettuale dell’opera, nel presupposto che solo gli interventi ritenuti “utili” per la collettività saranno in grado di garantire una domanda stabile e duratura da parte dell’utenza.

6) In quali documenti di programmazione e pianificazione serve l’analisi costi-benefici?

In linea generale è possibile affermare che l’analisi costi-benefici dovrebbe essere adottata in ogni documento di programmazione o di valutazione preventiva (PRG, PTCP, Piani Strategici, Studi di pre-fattibilità, Studi di fattibilità, Progettazioni preliminari, esecutive e definitive, VIA, VAS, etc), in quanto ogni documento che programma o pianifica modificazioni della situazione esistente dovrebbe avvalorare le scelte in esso contenute attraverso un’attenta analisi delle dinamiche economiche, sociali ed ambientali. Si consideri, ad esempio, la redazione di un Piano Strategico, al quale viene demandato il compito di individuare una serie di interventi territoriali integrati che possano favorire lo sviluppo sostenibile e sistemico di un’area. In tale situazione, all’analisi costi-benefici spetta un duplice compito: da un lato, individuare quali interventi territoriali riescano a creare il maggior beneficio netto per la collettività e, dall’altro, costruire una scala di priorità degli interventi.

Con riferimento, invece alla VIA ed alla VAS c’è da constatare che né la Valutazione d’Impatto Ambientale, riferita ai progetti, né tantomeno la Valutazione Ambientale Strategica, riferita ai programmi contemplano, al proprio interno, la valutazione economica degli impatti ambientali. Sotto tale punto di vista l’ACB – che si fonda, tra l’altro, sulla quantificazione e monetizzazione dei costi esterni - può integrare sia la VIA che la VAS con elementi di quantificazione economica dei danni ambientali, sanitari e a terzi, esaltando l’utilità di queste procedure di valutazione preventiva.

7) Qual’è la differenza tra l’analisi costi-benefici tradizionale (CBA) e l’analisi costi-benefici allargata alle componenti ambientali e territoriali (ECBA)?

L’analisi costi-benefici allargata alle componenti ambientali – ECBA, Environmental Cost Benefit Analysis -, approccio integrato sviluppato da ECBA Project, si propone finalità più ampie della classica analisi costi-benefici, in quanto cerca di includere nel processo di valutazione economico-sociale tutte le componenti – economiche, sociali ed ambientali – che subiranno un effetto diretto, indiretto e indotto a seguito della realizzazione del progetto di investimento.

8) Come viene concepita l’analisi costi-benefici dalle grandi istituzioni internazionali?

Tutte le istituzioni internazionali, dalla Commissione Europea all’OCSE, passando per la Banca Mondiale, sono da sempre molto attente all’ACB. A titolo esemplificativo, l’OCSE, in una raccomandazione al Paese ha sancito che “sono utili misure anticrisi per spostare la spesa verso le categorie che sono suscettibili di avere un maggiore effetto moltiplicativo a breve termine; rientra in questa categoria anche la spesa per infrastrutture, a condizione che superi con successo la normale valutazione costi e benefici”. Anche la Commissione europea è attenta all’argomento, emanando sia Linee Guida che aggiornamenti continui sulle modalità di redazione dell’analisi.

9) In che modo l’analisi costi-benefici si colloca nelle fasi di progettazione degli interventi infrastrutturali?

E’ sbagliato collocare l’analisi costi-benefici a valle del processo di valutazione degli investimenti, in quanto in quella fase già si è deciso sia l’opera da realizzare che le macro-varianti progettuali. Per essere efficace, l’ACB andrebbe collocata nella fase a monte, sin dai primissimi momenti delle fasi di progettazione e dovrebbe essere integrata con l’analisi dei bisogni territoriali. Infatti, dopo la fase di identificazione dei bisogni della collettività e l’individuazione di una serie di interventi finalizzati al relativo soddisfacimento, spetta l’ACB selezionare quali interventi riescono meglio a soddisfare quelle categorie di bisogni e, di contro, quali presentino il minor impatto ambientale a parità di altre condizioni. Solo in tal modo si potrà essere certi di aver individuato interventi che siano utili socialmente, convenienti economicamente e sostenibili ambientalmente.

10) Esiste un analisi empirica sulla necessità di realizzare sempre l’analisi costi-benefici?

SI! La Banca Mondiale, agli inizi degli anni 80, intraprese uno studio su 176 progetti co-finanziati, giungendo alla seguente conclusione: “i migliori progetti, sia dal punto di vista della performance durante il periodo di cantiere, sia da quello del loro impatto economico e sociale, sembrano essere quelli per cui è stato fatto il maggiore sforzo in termini di analisi economica e sociale” (World Bank Report).

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Letto 16953 volte Ultima modifica il Giovedì, 21 Gennaio 2016 19:19
Donatello Aspromonte

Analista economico, esperto in analisi costi-benefici di progetti e politiche di investimento e valutazioni di sostenibilità economica, sociale ed ambientale.

Sito web: plus.google.com/+DonatelloAspromonte?rel=author

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