Giovedì, 21 Maggio 2015 11:01

Si è tenuto a Venezia il Convegno dal titolo: Chi finanzia la sostenibilità? Social Finance, Green Banking, Green Economy In evidenza

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STUDIO18

Si è tenuto ieri a Venezia, organizzato dall’Università Ca Foscari, il Convegno dal titolo: Chi Finanzia la sostenibilità? Come? Social Finance - Green Banking - Green Economy

Ripensare il sistema finanziario: dalla geofinanza, alle banche, alle monete locali. Dare “credito” alle imprese sostenibili e responsabili. La sostenibilità sopra la banca campa? Sotto la banca crepa?

Guarda la locandina dell'evento

A seguire un breve abstract delle relazioni dei relatori intervenuti

Pop Economix Live Show  Sinossi

Pop Economix Live Show è uno spettacolo che racconta la crisi globale che ci ha investito: lo fa in modo semplice, divertente e puntuale attraverso gli occhi di un narratore. Una narrazione teatrale di impegno civile, comica e drammatica insieme.

Pop Economix Live Show è la storia di Jack, l’americano medio che ha creduto nel sogno del mutuo per tutti, fino al punto di trasformare la sua casa in un bancomat e trovarsi sommerso dai debiti. È anche la storia di Lehman Brothers, una delle più grandi banche d’affari del pianeta, fallita da un giorno all’altro senza lasciare traccia, e di Richard Fuld, il suo direttore generale, ma anche di Mario Rossi, professore di matematica in un liceo scientifico che per guadagnare quanto Fuld intascò nel solo 2006 – 100 milioni di dollari – avrebbe dovuto cominciare a insegnare all’epoca dei sumeri. 

Pop Economix Live Show racconta anche di come la crisi, nata in America, sia arrivata prepotentemente in Europa, divenuta epicentro dei dolori dell’economia globale. 

Il racconto si chiude tra dubbi e speranze. I primi alimentati da Willy, speculatore finanziario che mette a nudo la nostra cattiva coscienza. Le seconde supportate dalle tante piccole e grandi risposte che sono arrivate dopo il 2008.

Nadia Lambiase, Esperta di economia etica e autrice, Padova

Come è nata la grande crisi economica di questi anni? Chi sono i responsabili? E noi, siamo solo vittime innocenti? Da queste domande prende forma Pop Economix, un progetto culturale che nasce dall’incontro di teatro e giornalismo e che ricostruisce le tappe di una storia recente, tentando di rendere l’economia comprensibile a tutti.

In questi anni, in cui la crisi globale è diventata protagonista delle cronache, sulla scena sono raccontati soprattutto i suoi effetti, i danni che ha procurato. Sulle cause, e dunque sulle possibili cure, si stende invece una nebulosa di inconsapevolezza, in cui si rischia di preferire le risposte facili alle domande giuste. Ci troviamo in un deficit di attenzione e consapevolezza, in un contesto condizionato dalla vulgata secondo cui l’economia è una materia per specialisti. Eppure, persino la pace o la guerra, così come il modo di affrontare le minacce del terrorismo, dipendono in ultima analisi da valutazioni in cui le relazioni economiche hanno la priorità; per non parlare di quanto succede in tema di clima, ambiente, giustizia sociale, di grandi flussi migratori o di cambiamenti culturali ed etici. 

Pop Economix, attraverso lo spettacolo Pop Economix Live Show intende si propone come uno stimolo alla formazione economica di base, ma soprattutto alla partecipazione attiva e consapevole delle persone alla vita economica e finanziaria. 

Donatello Aspromonte, economista, partner ECBA Project, Environmental Cost-Benefit Analysis, Roma

In che modo le Banche allocano i risparmi dei cittadini?

Nell’erogazione del credito tengono conto delle prestazioni ambientali dei clienti?

Il sistema del credito è orientato a sostenere attività ad alto impatto ambientale e sanitario, oppure tende a finanziare attività eco-sostenibili?

Per rispondere a queste domande ECBA Project, società di ricerca economica e consulenza, ha realizzato un’indagine sulla sostenibilità ambientale del settore bancario nel contesto dell’economia nazionale, analizzando le prestazioni ambientali del settore bancario, sia dirette che indirette, e proponendo indicatori utili anche per la valutazione ambientale del merito di credito.

Dalla ricerca emerge che, anche il settore bancario non ha effetti ambientali diretti particolarmente impattanti, nell’erogazione del credito, invece, appare molto sbilanciato nel finanziamento di attività in settori con elevate esternalità ambientali.

Ma perché accade questo?

Il motivo è semplice: agli attuali modelli di rating aziendale impiegati dalle banche è sinora sfuggita un’informazione quantitativa capace di sintetizzare insiemi complessi di prestazioni ambientali, che può essere espressa col concetto di “esposizione dell’impresa alle esternalità ambientali”, un concetto di rischio che inevitabilmente coinvolge anche le banche nell’esercizio della propria funzione di credito alle imprese. In altri termini, le banche, nella valutazione del merito di credito, non considerano – o considerano marginalmente – le performance ambientali delle imprese in fase di affidamento.

E questo rappresenta un problema: infatti, senza una green finance, ossia un sistema finanziario attento anche alle performance ambientali delle attività finanziate (e non solo alle dinamiche economiche e finanziarie), non potrà svilupparsi una vera green economy, ossia un sistema industriale attento alle tematiche della sostenibilità.

Sono le banche ad avere il pallino in mano.  

Enzo Mataloni, Esperto di economia sostenibile per e del territorio, Rimini

Di Economia Sostenibile se ne parla tanto, forse troppo: nella situazione economica attuale le azioni di “economia stra-ordinaria” prendono via via sempre più spazio rimanendo però ancora ai margini in termini di “numeri”. L’impatto di tali “economie alternative” sul PIL è ancora minimale seppur in aumento e, tipicamente, il tutto è giustificato dal fatto che tali fenomeni si muovono “a piccoli passi”. Ma quando c’è un terremoto ha senso uscire a piccoli passi dalla casa che crolla? È possibile pensare a modelli di economia alternativa che ci facciano “correre” spediti verso la Sostenibilità?

Personalmente mi sono occupato e seguo da diversi anni Progetti di “Economia Sostenibile” e la mia esperienza mi porta a fare alcune riflessioni: 1) un qualsiasi Modello Sostenibile deve basarsi sulla cultura e, dunque, è irrinunciabile il coinvolgimento di scuole e istituzioni di qualsiasi livello e grado – 2) i Modelli economici sono “complessi” e dunque non facili da approcciare: in tal senso proporre un Modello alternativo ai Modelli tradizionali porta in sé la complessità dell’argomento (e dei meccanismi che ne regolano il funzionamento) nonché il coso di spostare l’inerzia di clienti e consumatori tipicamente “installati” ed addormentati nei modelli ordinariamente riconosciuti come “normali/di uso quotidiano/scuri” – 3) c’è una forte similitudine tra il parlare di “economia” e parlare di “salute personale”: sono entrambi argomenti delicati ove almeno due componenti risultano decisive: una componente “tecnica” ed un’altra “psicologica” (il cliente ricerca anche sicurezza) – 4) un Progetto vincente di “economia sostenibile alternativa diffusa” ha bisogno di anni di lavoro e di mettere assieme soggetti diversi (pubblico, privato, profit, no-profit, imprese e cittadini, ecc…) con l’individuazione di un “soggetto forte” che si dimostri Leader credibile ed efficace del Progetto stesso.Conclusioni: riuscire ad attivare un Progetto diffuso di “economia stra-ordinaria” è un’impresa!

Massimo Renno, RES Rete Economia Solidale, AERES, Venezia

AEres - Venezia per l’altrAEconomia è un’associazione di secondo livello senza scopo di lucro a cui partecipano molteplici realtà del territorio veneziano, che operano nei diversi settori dell’economia sociale e solidale denominata  altraeconomia: dalla produzione ecologicamente e socialmente sostenibile (delle aziende agricole biologiche e della cooperazione sociale), al commercio equo e solidale, al consumo critico (gruppi di acquisto orientati alla filiera corta), al risparmio e alla finanza etica (microcredito ecc.).

AEres nasce nel 2008 al termine di un percorso avviato dal Comune di Venezia per agevolare il loro sviluppo e collaborazione perseguendo la costruzione di una Rete di Economia Solidale (RES).

Possono aderire ad AEres soggetti collettivi privati o pubblici (di natura economica e non) ed imprenditori individuali che pratichino, nel territorio veneziano, attività che attengono agli ambiti dell’altraeconomia e che si impegnino a realizzare progetti per la costruzione della RES.

L’associazione è attiva con iniziative per la cittadinanza sul territorio e presso il centro polifunzionale Palaplip di Carpenedo (Venezia), in via San Donà 195, importante risorsa messa a disposizione dell’altraeconomia veneziana dall’amministrazione comunale.

Sul territorio si è distinta per l’organizzazione dei mercati settimanali dei produttori biologici e dell’altraeconomia, a Venezia e a Mestre, di periodici eventi cittadini per la valorizzazione dell’altraeconomia quali la fiera Altro Futuro, nonché per la promozione dell’inserimento lavorativo di persone in situazione di svantaggio sociale, nel sostegno ai progetti dei Gruppi di Acquisto Solidale.

Per i soci di AERES fare altraeconomia significa proporre un’economia che non abbia come priorità la massimizzazione del profitto, ma che valorizzi le relazioni, che riconosca un’equa ripartizione delle risorse, che assuma come principi del proprio agire anche il benessere e i diritti delle persone, la funzione sociale, la difesa dei beni comuni e dell’ambiente.

AEres sviluppa azioni territoriali che valorizzano le relazioni di tipo cooperativo, la dimensione locale, i valori di giustizia e sostenibilità sociale nel campo dei consumi, del risparmio, del lavoro e del commercio internazionale, la sostenibilità ecologica. AEres e il Comune di Venezia hanno stipulato un Patto di Sussidiarietà attraverso il quale sono formalizzati i reciproci impegni di collaborazione.

Con questa innovativa procedura amministrativa il Comune di Venezia riconosce ad AEres una funzione pubblica in termini di promozione, sostegno e valorizzazione dell’economia sociale e solidale in città.

Nicola Rizzo, Fellow Archivi della Sostenibilita', Università Ca’ Foscari, Venezia

La Caisse d'Epargne è uno dei più grandi gruppi di banche commerciali della Francia. Pioniere nell'introduzione dei fondi di Investimento Socialmente Responsabili e nel sostegno della ricerca per lo sviluppo di tali investimenti, la Caisse d'Epargne nel Giugno del 2007 si è prefissata l'obiettivo di applicare una classificazione di sostenibilità a tutti i suoi prodotti rivolti ai singoli consumatori, entro la fine del 2008.

La metodologia è stata sviluppata con la consulenza di Utopies, leader francese nel settore della consulenza per quanto riguarda la corporate social responsibility, e la collaborazione con un gruppo di stakeholders composto dal WWF, Friends of the Earth, Testé Pour Vous e ADEME, che ha assistito il team di progetto nella definizione delle linee generali del  sistema di valutazione e nella convalidazione della metodologia. I membri del gruppo sono stati consultati in ogni fase del processo di preparazione della metodologia attraverso riunioni mensili e il contatto diretto con il team di progetto, avendo accesso ai file contenenti tutti i dati per ciascun prodotto e il software di calcolo utilizzato.

Nella prima fase, relativa all'approccio metodologico completato nel Giugno del 2008, la metodologia è stata sviluppata per essere utilizzata con i prodotti di risparmio ed è stata adattata all'utilizzo con le altre famiglie di prodotti (assicurazioni, prestiti, servizi bancari etc.) entro la fine del 2008.

Mariangela Zoli – Università di Roma Tor Vergata, CEIS and SEEDS - Green Banking: Il ruolo delle banche nello sviluppo sostenibile

Il raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici richiede un ammontare ingente di risorse finanziarie. Sebbene la quantificazione degli investimenti necessari per realizzare la transizione a una “low-carbon economy” sia molto difficile da realizzare, data la molteplicità di variabili da considerare, le stime recenti suggeriscono importi che oscillano da 300/400 miliardi di dollari all’anno per ridurre le emissioni di gas climalteranti, fino a 15/20 migliaia di miliardi di dollari per sostituire le infrastrutture esistenti che utilizzano ancora combustibili fossili. Sono stati fatti progressi considerevoli (basti pensare agli investimenti in rinnovabili), ma ancora non sufficienti. Anche se il potenziale di risorse finanziarie (private e pubbliche) sembra essere sufficientemente ampio, continua a esserci un gap consistente tra gli investimenti verdi necessari e quelli effettivamente realizzati. Il presente intervento si pone l’obiettivo di identificare le principali barriere alla realizzazione degli investimenti verdi e di illustrare il possibile ruolo delle banche nel finanziare il passaggio a un’economia più sostenibile.

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