Giovedì, 02 Gennaio 2014 16:20

CSR: studio sui benefici economico-sociali generati dalle attività economiche al netto delle esternalità ambientali In evidenza

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Riuscire a coniugare redditività aziendale, benefici economico-sociali per la collettività e tutela dell’ambiente secondo una visione integrata è la grande sfida che si pone oggi davanti alle imprese del nostro Paese e non solo.

Da uno studio che applica l’approccio di analisi benefici-costi, anche in chiave ambientale, ai settori dell’economia italiana realizzato e illustrato dalla società di ricerca e consulenza economica ECBA Project, emerge infatti che le attività economiche italiane, per ogni euro di profitto,  generano mediamente 3,15 euro di benefici per la collettività, al netto delle esternalità ambientali.

Secondo i dati presentati dalla ricerca, l’industria, che nel 2012 ha contribuito al 24,5% del valore aggiunto delle attività economiche del 2012, genera benefici economici netti per la collettività pari a 5,9 euro per ogni euro di profitto, un valore quasi due volte maggiore della media dell’economia nazionale; mentre il comparto dei servizi, che ha contribuito al 73,5% del valore aggiunto, genera benefici economici netti per la collettività  pari a 2,8 euro per ogni euro di profitto, collocandosi al di sotto della media nazionale.

Molti dei macro-settori del comparto dei Servizi, come il Commercio, l’Alloggio e ristorazione, l’Informazione telecomunicazioni e comunicazione, la Finanza,  l’Immobiliare, presentano valori di beneficio netto in rapporto ai profitti molto bassi, collocandosi al di sotto della media del Comparto. Nonostante il settore immobiliare contribuisca al 14% del valore aggiunto, il suo indice di beneficio netto in rapporto ai profitti è di appena 1,6. Il settore dei Servizi più virtuoso dal punto di vista dei benefici per la collettività è la “Pubblica amministrazione, istruzione e sanità”, un risultato scontato in quanto comprendendo anche la pubblica amministrazione, i profitti di questo settore hanno un’incidenza marginale sul valore aggiunto.

Per quanto riguarda l’industria, il macro-settore che si comporta meglio è la manifattura, con  un indice 15,7: nonostante una perdita di valore aggiunto del 3,9% in termini reali nel 2012, la manifattura ha continuato a produrre ingenti benefici per la collettività in rapporto al profitto, e questo anche al netto delle esternalità ambientali.

Questi dati sono stati ottenuti per applicazione dell’indicatore ECBA Project Welfare - Profit  Ratio ai dati economici e ambientali resi disponibili dalla contabilità economica nazionale. L’indicatore analizza la struttura settoriale dell’economia nazionale mettendo a rapporto il beneficio economico netto per la collettività di un settore, misurato col valore aggiunto al netto dei costi esterni sanitari e ambientali del settore, col “risultato netto di gestione”, ovvero la componente del valore aggiunto di settore riguardante la remunerazione del capitale, al netto degli ammortamenti.

Fig. 1: ECBA Project Social Welfare - Profit  Ratio, per l’insieme dell’economia italiana, per i comparti dell’industria e dei servizi e per i dieci principali settori dell’economia (fino al 92° percentile di valore aggiunto).

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Questo indicatore integra la prospettiva privatistica delle imprese (orientate al profitto) con la prospettiva di utilità collettiva propria dell’analisi costi benefici, finalizzata alla quantificazione del livello di benessere economico per la collettività.

Andrea Molocchi, partner di ECBA Project, dichiara: “questo indicatore fa parte di un insieme di indicatori che ECBA Project ha sviluppato per analizzare in maniera integrata le tre dimensioni principali dello sviluppo sostenibile: quella ambientale, sociale ed economico-finanziaria. In sostanza, l’indicatore ECBA Project Welfare - Profit  Ratio  esprime il grado di “altruismo” delle imprese di un settore in rapporto al loro inevitabile “egoismo,” inteso senza alcuna accezione moraleggiante, riconoscendo il fatto che  la ricerca del profitto è l’obiettivo primario delle imprese ma in un’ottica di crescente responsabilità sociale delle imprese, la ricerca del profitto può e deve essere conciliata col miglioramento del benessere per la collettività, ivi inclusa la riduzione delle esternalità ambientali.”

Donatello Aspromonte, partner di ECBA Project, commenta: “l’indicatore ECBA Project Welfare - Profit  Ratio, che esprime i benefici netti che un settore apporta alla collettività in rapporto alla remunerazione del capitale, viene completato dall’ECBA Project Environmental – Social Ratio, che misura quanti costi ambientali genera un settore per ogni mille euro di redditi da lavoro erogati alle forze lavoro. Dall’analisi dei dati, un dato salta subito all’occhio: al 90% dei redditi da lavoro dipendente generati dalle attività economiche italiane è associato solo il 39,8% delle esternalità ambientali complessive. Questo significa che esistono settori che contribuiscono a generare il 10% di redditi da lavoro dipendente totali, originando però più del 60% delle esternalità ambientali e sanitarie complessive. In tale ottica, questi indicatori dovrebbero stimolare una riflessione sulle nuove politiche industriali, per integrare gli aspetti economici e socio-occupazionali a quelli ambientali”.

Per saperne di più, calcola le esternalità ambientali del tuo settore di attività.

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