Mercoledì, 13 Aprile 2011 11:00

L’analisi costi-benefici: la necessità di un approccio quantitativo In evidenza

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Con l’introduzione del DPR 207/2010, Regolamento attuativo del Dlgs 163/2006, viene, in un certo senso, istituzionalizzata l’analisi costi-benefici.

Il nuovo Regolamento parla chiaro: i documenti progettuali devono includere l’analisi economico-sociale, finalizzata a valutare i profili di convenienza economica degli interventi infrastrutturali proposti.

Ma per assolvere alla propria funzione, ossia quella di valutare se un’opera o un’infrastruttura crea valore o meno per la collettività, è fuor di dubbio che l’ACB debba essere approntata in termini quantitativi e con assoluto rigore metodologico.

Questo per fugare ogni dubbio sulle metodologie di analisi: la mera narrazione qualitativa (approccio simil-realista) degli impatti positivi o negativi attribuibili ad una specifica opera/intervento non è un’analisi costi-benefici, semplicemente perché non si presta ad essere utilizzata come discriminante all’interno dei processi decisionali.

Ma anche una ricomposizione numerica di impatti comunque qualitativi, magari riformulati all’interno di schematizzazioni di PCM che hanno un’altra funzione ed un’altra finalità – quali ad esempio il logical framework – non può essere annoverata all’interno dell’analisi costi-benefici.

Ma come si fa un'analisi costi-benefici?

Per essere realmente efficace ed utile, l’analisi costi-benefici dovrebbe avere almeno (e ribadisco almeno) dieci caratteristiche essenziali:

  1. inglobare tutti gli aspetti connessi al progetto (aspetti economici, sociali ed ambientali);
  2. utilizzare fonti informative adeguate e scientificamente riconosciute;
  3. quantificare e monetizzare tutti gli impatti, ricorrendo alle impostazioni metodologiche riconosciute in ambito internazionale;
  4. prevedere, come output del processo di valutazione, degli indicatori economico-sociali, oltre ad un’analisi di benchmarking nazionale ed internazionale;
  5. includere sempre un’analisi di sensitività ed un’analisi di rischio, condotte con le tecniche statistiche più opportune;
  6. prevedere anche la stima delle opzioni implicite di progetto (stimabili, ad esempio, ricorrendo a formulazioni di matematica “fuzzy” o con il metodo delle Opzioni Reali – Real Option Approach), attraverso l’utilizzo di metodologie che rientrano nel novero della cosiddetta “Finanza Moderna”, nelle impostazioni di Black e Merton;
  7. prevedere la stima econometrica dei principali aggregati macro-economici, utilizzando approcci valutativi adeguati (matrici input-output, Metodo di Leontiev, fino all’applicazione dei modelli di Reti Neurali)
  8. essere condotta utilizzando applicativi statistici adeguati;
  9. prevedere una serie di momenti di confronto con gli stakeholder di progetto;
  10. includere, alla fine del processo valutativo, dei meccanismi di mitigazione degli impatti rilevanti e delle strategie di compensazione (finanziaria, patrimoniale, fiscale, etc).

Solo un’analisi che inglobi ed sistematizzi funzionalmente i 10 punti precedenti può definirsi un’analisi costi-benefici compiuta, e solo un’analisi condotta in questo modo potrà consentire al decisore finale di adottare scelte “corrette”, “efficienti” e “razionali”.

In attesa che siano redatte delle linee guida nazionali (integrate con quelle emanate dalla Commissione Europea e dalle principali istituzioni internazionali, in primis la Banca Mondiale), che fissino dei paletti specifici sull’iter di redazione dell’analisi costi-benefici, definendo degli standard minimi di qualità dell’analisi e contribuendo, in tal modo, ad eliminare nei principali documenti di progettazione, valutazioni sommarie e prive di qualunque fondamento scientifico, dovrebbe essere compiuto uno sforzo da parte dei responsabili degli uffici tecnici delle stazioni appaltanti:

  • di definire ex-ante, all’interno dei bandi di gara, i requisiti tecnici dell’analisi analisi costi-benefici, anche prevedendo quali debbano essere gli output di valutazione;
  • di vigilare ex-post, in fase di valutazione dei documenti progettuali redatti, se l’analisi costi-benefici inclusa nei documenti progettuali è idonea o meno ad assolvere alle proprie funzioni; nel secondo caso (analisi insufficienti), tali uffici dovrebbero richiedere ai redattori tutti gli approfondimenti necessari.

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Letto 5584 volte Ultima modifica il Mercoledì, 20 Gennaio 2016 10:54
Donatello Aspromonte

Analista economico, esperto in analisi costi-benefici di progetti e politiche di investimento e valutazioni di sostenibilità economica, sociale ed ambientale.

Sito web: plus.google.com/+DonatelloAspromonte?rel=author

1 commento

  • Link al commento Franco Menozzi Lunedì, 05 Settembre 2011 10:29 inviato da Franco Menozzi

    Innanzitutto Complimenti per il sito. Sono un architetto e mi occupo di pianificazione territoriale. Sicuramente un approccio come quello proposto, cioè l'adozione di serie analisi beneficio-costo di ogni infrastruttura o in generale di ogni intervento pubblico sarebbe assolutamente auspicabile.

    Arch. Franco Menozzi

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